

IN SPIAGGIA con il tvfonino. Online, con i vari Coolstreaming e compagnia cinese cantante. Sulla Luna, con Sky (presumibilmente, con un po’ di lavoro di sintonizzazione, la parabola dovrebbe prendere anche lì).
I mondiali di Germania sono stai anche questo: un vero e proprio evento delocalizzato, slegato da orari, luoghi, spazi predefiniti, modalità ordinarie. Abbiamo visto sempre, ovunque, con ogni mezzo, in ogni sua parte. Il tutto centrifugato in una mastodontica rimediazione del classico spettacolo pallonaro, con i suoi ventidue uomini in mutande che corrono dietro a una (griffatissima) sfera. La tv sul telefono, le dirette on line, i replay virtuali, e le foto del tuo salotto di casa in mondovisione web (te le pubblicano i più grandi portali di informazione italiani, come modo nuovo di raccontare il nostro costume).
Intendiamoci: va bene così. La comunicazione deve cercare continuamente strade nuove, che poi fatalmente sono spesso incroci, deviazioni, riasfaltamenti e allargamenti a dieci corsie delle vecchie. Da romantici, è l’insopprimibile istinto umano all'interrelazione. Da cinici, è l’insopprimibile bisogno di quattrini del dio sponsor.
Risultato: in moltissimi, troppi, il mondiale lo hanno visto dappertutto ma non tutto. Perché il vecchio televisore di casa, quello banalmente attaccato alla sola antenna acchiappaetere, non ci ha dato tutte le partite, privandoci dei rigori germanoargentini, di Svizzera-Ucraina e di Togo-Corea, che solo chi non capisce la sempreverde favola della coppa del mondo (se scrosti bene via la pubblicità c’è, certo che c’è) può dire che non era essenziale vederle. Essenziale no. Bello si.
La colpa di chi è? Della Rai, di Sky, della Fifa, poco importa. Quel che è vero è che tanta offerta, tanta personalizzazione di fruizione e mezzi, tanti servizi di contorno stanno cambiando, certo, il modo di trasmettere le immagini dei ventidue mutandati di cui sopra. Ma forse non ancora il modo di guardarli. Un modo che sfugge all’Auditel (come si conta una piazza, o un gruppo di amici al bar?) e ai guru del digitale mobile e dello smanettamento costante, che immaginano un popolo di singoli individui malati di pallone. Sbagliano. Come tutte le grandi malattie, la pallonite è endemica, e la si prende e la si sconta tutti insieme, più ne siamo e meglio stiamo, nelle piazze e nelle case, alla vecchia fantozziana maniera: “mutande, vestaglione di flanella, frittatona di cipolle, familiare di Peroni gelata, tifo indiavolato e rutto libero”. Quasi trenta milioni di rutti liberi, dice l'Auditel, nella notte magica di Berlino appena trascorsa. Sono di certo molti di più: quasi quanti sono gli italiani, c'è da crederlo.
Passi la flanella, ché fa troppo caldo. Ma il resto, il rito, no che non passa. L'epopea sportiva, il nostro moderno mito collettivo, quello che fa di una nazione sgarrupata e troppo spesso senza amor di patria un vero popolo, nasce e cresce ancora nei nostri piccoli schermi di casa. Per riversarsi poi nelle strade e nelle piazze fasciati nei tricolori, inneggiando ai loro eroi. Per sentirsi tutti campioni del mondo
Una rete mondiale
L’offerta on line dei grandi network internazionali per Germania 2006
di Massimiliano Nespola
Auditel vs Germania 2006
Accuratezza ed imprecisioni dei dati d’ascolto alle prese con l’evento sportivo più atteso
di Daniele Ministeri
QUELLI CHE vanno in edicola e gli viene la scoliosi. Quelli che comprano un giornale e portano a casa dodici volumi di storia del Settecento belga, il supplemento salute e l’ultimo film di Von Trier (che nemmeno la storica Mondial Casa, che alle pentole ci aggiungeva sempre la mountain-bike e la coperta in lana merinos).
Chissà se Alberto Bergamini, il mitico direttore del Giornale d’Italia, inventore dell’italianissima “terza pagina”, si aspettava che sarebbe finita così. O se Walter il-sindaco-più-amato-d’Italia Veltroni aveva immaginato che, allegando a L’Unità l’intera collezione delle figurine Panini o le videocassette di Totò, avrebbe dato vita a un’inarrestabile evoluzione gadgettistica della stampa italiana.
Oggi funziona così: Repubblica e Corriere della Sera (e dietro gli altri) sono diventati i primi distributori di editoria di massa (romanzi ed enciclopedie sfiorano tirature da un milione di copie); fioriscono supplementi, domenicali, almanacchi; scrittori e intellettuali discettano un po’ di tutto, un po’ dovunque sulle pagine dei quotidiani; in televisione è tutto un reality ma Minoli incolla al video qualche milione di italiani con la storia in prima serata; internet è, come sempre, di tutto e di più.
Mediazone ha voluto vederci più chiaro. Ripercorrendo la storia dell’informazione culturale partendo proprio da quell’11 dicembre 1901, quando la “terza pagina” vide la luce, un po’ per caso, per dar conto di una prima dannunziana. Addentrandosi nell’analisi dei media ai nostri giorni, portatori (sani?) di una cultura polverizzata e spesso abbracciata stretta stretta al marketing. Interrogando uno storico, il professor Sabbatucci, sul boom della fruizione culturale (che poi forse non è né così boom, né così culturale).
La domanda è una sola: ma com'è fatta la cultura nei media italiani?
C’era una volta la terza pagina
Origini e sviluppo di un contenitore tutto italiano
L’informazione culturale al tempo di Internet
La cultura non è sparita: si è polverizzata
Ma non chiamatela tutta cultura
Sui media conquista più spazio, ma c’è meno qualità: intervista a Giovanni Sabbatucci
Stampa araba: una realtà che conosciamo poco
Intervista a Roberto Gritti
Oriente e Occidente: le vignette come strumento di potere
Analisi della rappresentazione dell'occidente nella stampa araba
Quando Bush sogna Bin Laden e si sveglia tutto sudato
Alcune immagini dal mondo della stampa arabo
Se le vignette vanno da Maometto…i musulmani non ridono
Storia di una diversa concezione dell’umorismo
Quando un'immagine può uccidere
Le vignette danesi e le reazione di alcuni grandi quotidiani esteri
L'informazione per stranieri in Italia
Obiettivo: connettere cultura d'origine e cultura ospitante
Quanti sono in Italia i media rivolti agli immigrati?
Come operano e con quali fini. Da evitare il rischio di banalizzazione di realtà complesse
L'Europa Multiculturale
Le iniziative multiculturali in Germania, Francia e Gran Bretagna
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Radiogiornale trasmesso in sei lingue nelle stazioni della metropolitana a Roma
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Una voce oltre la soglia
L' offerta radiofonica multiculturale nella realtà metropolitana di Roma