L'articolo nasce dalla tesi di laurea specialistica di Riccardo Esposito, relatore prof. Michele Sorice. L’obiettivo dell’ elaborato è quello di dare una risposta, o meglio delle possibili risposte, alla problematica dell’ estetica dell’iPod – è solo uno strumento per la riproduzione di brani musicali o anche un oggetto investito da valori estetici? – attraverso l’utilizzo di strumenti appartenenti all’universo della ricerca qualitativa. Nella fattispecie, come indicato anche nella seguente sintesi del lavoro svolto, verrà messa in atto un’osservazione partecipante tesa all’individuazione dei comportamenti e delle interazioni degli individui che utilizzano l’iPod nel corso dei loro spostamenti urbani, e una serie di interviste semistrutturate per interrogare personalmente il campione prescelto sulle motivazioni relative all’acquisto del prodotto, alle sue abitudini di utilizzo e di interpretazione.
Come possiamo facilmente intuire dal titolo, l’oggetto di studio della seguente ricerca risponde al nome di iPod, l’ormai famosissimo lettore mp3 della Apple, inteso però non solo come semplice strumento per la riproduzione di brani musicali, ma piuttosto come simbolo apparente: simbolo in quanto contenitore di significati mutevoli ed apparente inteso come oggetto esteticamente attraente, mostrabile allo sguardo altrui. L’interesse per questa tecnologia, e soprattutto verso il suo essere investito da interpretazioni estetiche sempre nuove da parte dei fruitori, nasce da una prima osservazione quotidiana delle modalità attraverso le quali gli individui “indossano” il proprio iPod nel corso dei relativi spostamenti urbani; modalità che già in un primo momento sembravano differire da quelle utilizzate nei confronti di altri lettori mp3. In questa fase si è notata, per l’appunto, la sistematicità e l’accortezza con cui le persone curano sia il posizionamento dell’iPod rispetto al proprio abbigliamento, sia l’abbinamento tra quest’ultimo e l’artefatto tecnologico in questione. Grazie a queste considerazioni è stato possibile individuare l’interrogativo e in seguito l’obiettivo che fa da sfondo alla seguente ricerca: comprendere se e in che misura l’iPod abbandona le sue funzionalità tecniche per essere investito di nuovi significati simbolici.
Nella fattispecie possiamo individuare due fasi fondamentali di analisi, ovvero desk e field. La prima, dedicata all’approfondimento di alcuni concetti tesi a dare consistenza alla futura raccolta e interpretazione dei dati, dirige la sua attenzione nei confronti di alcuni argomenti relativi all’ambito della Media Research, come il concetto di domestication. Quest’ultimo considera i fruitori delle nuove tecnologie delle comunicazioni rispetto a due percorsi paralleli, vale a dire quello materiale e quello simbolico: il posizionamento dell’artefatto, sia nella sua dimensione spaziale che temporale, e la sua realizzazione nella transizione dai significati sociali dati a una determinata tecnologia a quelli individuali. A seguire troviamo una breve analisi della nozione di estetica e soprattutto della sua desacralizzazione ed attribuzione dei suoi criteri di valutazione alle tecnologie dedicate all’ascolto musicale outdoor (come il walkman, il lettore CD o mp3). Questo percorso di “desacralizzazione”, iniziato durante il XIX e proseguito nel XX secolo, ha interessato gran parte degli artefatti umani grazie soprattutto al contributo dell’Industrial design, una branca della progettazione industriale che, concentrandosi sul prodotto progressivo della macchina ed avendo come elemento spontaneo l’estetica dell’oggetto, conduce a sé tutte quelle attività di ricerca, ideazione e progettazione finalizzate alla realizzazione di un qualsiasi prodotto, sia materiale che immateriale. Infine, nel tentativo di donare all’intera ricerca un’adeguata descrizione del principale oggetto di studio, vengono elencate le principali caratteristiche tecniche e commerciali dell’iPod, insieme ad una breve analisi dei dati economici registrati dalla Apple nel corso degli anni.
La seconda fase – quella field – si apre con un’articolata riflessione relativa alla metodologia utilizzata, una metodologia che fa riferimento ad un approccio qualitativo, flessibile e capace di adattarsi agli imprevisti di una ricerca esplorativa come questa. Una metodologia qualitativa, infatti, si presenta come una sequenza di procedure non definita, che non segue un disegno dato dal principio, e sprovvista di quella linearità che caratterizza normalmente l’approccio quantitativo. La sua analisi va al di là dei fatti e delle espressioni manifeste, nel tentativo di carpire anche le espressioni meno evidenti, con l’intento di comprendere l'origine degli atteggiamenti e dei comportamenti umani ed evidenziare i meccanismi individuali profondi. Di conseguenza, appare ovvio indicare l’elasticità come il punto di forza dell’approccio qualitativo alla ricerca sociale; un approccio che appunto considera di fondamentale importanza il contributo soggettivo del ricercatore, il quale può “tarare” gli strumenti di rilevazione in base a quelle che sono le imprevedibilità che si possono incontrare sul campo di rilevazione dei dati. D’altro canto non bisogna considerare la ricerca qualitativa come un percorso totalmente privo di qualsiasi punto di riferimento. Anch’essa, infatti, deve essere organizzata su procedure sistematiche e necessita di un’ architettura teorica alla quale fare riferimento, allo scopo di organizzare le procedure utili alla raccolta e all’elaborazione dei dati, oltre che per evitare distorsioni provenienti da elementi troppo vicini alla soggettività del ricercatore. Proprio per questo motivo, nella fase precedente alla discesa sul campo del ricercatore, sono state individuate e analizzate tutte le possibili sfumature applicative delle procedure utilizzate nel corso della raccolta dei dati.
L’osservazione partecipante rappresenta lo strumento principale dell’intera ricerca, sicuramente il più efficace nel cogliere il maggior numero di elementi inerenti alla fruizione dell’oggetto di studio in questione. L’ovvietà di tale affermazione risiede nel perfetto incastro che sussiste tra le necessità del ricercatore e la possibilità che offre questo “attrezzo” – preso in prestito dalla più ampia categoria dei metodi di ricerca etnografica – di osservare direttamente e in condizioni naturali l’interazione sociale di coloro che utilizzano la tecnologia al centro delle nostre attenzioni. Lo scopo è di ricostruire il senso che viene dato alle azioni di chi la “indossa”,non solo con il contributo dei dati registrati sul campo ma anche grazie all’apporto soggettivo del ricercatore, il quale deve sospendere tutti gli stereotipi e le conoscenze pregresse sul suo oggetto di studio. Deve, in pratica, essere in grado di trattare quello che è ovvio e dato per scontato come strano e problematico: solo in questo modo si potranno rilevare gli aspetti inediti e sorprendenti di quei contesti ritenuti ormai scontati. La location scelta per l’osservazione è quella della stazione Termini di Roma (per un periodo di 8 giorni, dal 17 al 24 settembre 2007), un luogo pubblico che ha imposto al ricercatore un ruolo dissimulato e non partecipante. Inizialmente si era deciso di svolgere l’osservazione per quattro ore al giorno, senza alcuna schematizzazione del fieldwork, ma questa scelta si è rilavata poco pratica. Di conseguenza, dopo il primo giorno si è attuata una divisione del territorio di analisi in quattro zone fondamentali (zona binari, galleria intermedia, biglietteria, forum commerciale) alle quali veniva dedicata un’ora di osservazione ciascuna. Al termine del periodo di osservazione si è proceduti alla stesura del rapporto etnografico, un documento che è stato possibile stilare grazie al contributo del diario tenuto dal ricercatore durante l’intero periodo di osservazione, sul quale sono state registrate tutte le osservazioni che si riferiscono agli individui osservati, le impressioni, le riflessioni e i sentimenti che hanno attraversato l’intera fase di ricerca. Attraverso la redazione del rapporto e la successiva riflessione su di esso, sono state individuate quattro categorie idealtipiche (ortodossi, celati, propositivi, estetici) di utilizzatori di iPod osservati, caratterizzate da un grado di estetizzazione di cinque elementi estetici relativi al proprio lettore mp3 (iPod, colore, cuffie, accessori, abbinamento) sempre maggiore. Ovviamente, come si può facilmente intuire dal grafico a seguire, gli ortodossi avanzano un grado di estetizzazione – necessità/volontà di mettere in mostra il proprio iPod – minimo, a differenza degli estetici, gli unici che si caratterizzano per la presenza di abbinamento tra abbigliamento e supporto Apple.

I – Ortodossi | II – Celati | |
iPod | Nascosto | Nascosto |
Colore | Nascosto | Nascosto |
Cuffie | Indossate regolarmente | In relazione con gli abiti |
Accessori | nessuno o non visibile | Nessuno o non visibile |
Abbinamento | Assente | Assente |
III – Propositivi | IV – Estetici | |
iPod | visibile | visibile |
Colore | visibile | visibile |
Cuffie | indossate regolarmente | indossate regolarmente |
Accessori | visibili | visibile |
Abbinamento | Assente | Presente |
D’altro canto è stato ritenuto riduttivo basare l’analisi del fenomeno preso in esame esclusivamente sui dati relativi a un’osservazione, che tra l’altro risulta limitata nella sua fase partecipativa. Per ovviare almeno in parte a questo problema – ma anche per raccogliere informazioni che comunque non saremmo stati in grado di registrare con la semplice partecipazione – ai già citati dati sono stati affiancati quelli relativi a dieci interviste semistrutturate, attraverso i quali è stato possibile accedere ad informazioni e/o ai punti di vista dei diversi soggetti intervistati. La scelta è caduta sull’intervista semistrutturata proprio perché si iscrive in quella categoria di colloqui in cui la direttività (la possibilità del ricercatore di stabilire o meno in maniera statica i contenuti dell’intervista) e la standardizzazione (la possibilità di proporre o meno le stesse domande, nello stesso ordine, a tutti i soggetti intervistati) non presentano posizioni estreme. In buona sintesi rappresenta quella tipologia di intervista che più si adatta alle necessità della seguente ricerca, vale a dire ottenere dagli intervistati osservazioni a proposito di alcuni atteggiamenti senza costringerli in costipati schemi interpretativi dato che, molto probabilmente, queste dimensioni comportamentali trovano una loro materializzazione quotidiana senza essere accompagnati da una totale coscienza del soggetto. La traccia è stata costruita ragionando su tutti quegli elementi di interesse che sono rimasti fuori dall’osservazione partecipante, attraverso un percorso che va dal generale (gli elementi biografici) al particolare (quelli relativi all’acquisto dell’iPod). È composta da sei punti tematici e ognuno di questi comprende una serie di indicazioni per il ricercatore da utilizzare per spronare l’intervistato verso gli argomenti ritenuti da trattare. Prima di essere proposta ufficialmente è stata testata nel corso di due interviste preliminari. Il campione di analisi era composto da dieci individui, egualmente suddivisi per genere, compresi in una fascia di età che andava dai 16 ai 30 anni.
L’elaborazione dei dati è stata effettuata grazie alla trascrizione per intero delle interviste svolte e a una relativa analisi tematica, la quale ha permesso di individuare e attuare una comparazione trasversale tra i principali temi trattati dagli intervistati. Il rischio fondamentale di questa procedura di analisi consiste nel far derivare la suddetta categorizzazione dalle stesse ipotesi di ricerca, attraverso un uso selettivo delle interviste e secondo un’interpretazione vicina a quella del ricercatore. Per superare questo impasse si è deciso di orientare l’elaborazione dei dati non verso l’individuazione di affermazioni atte a verificare improbabili relazioni tra due fenomeni sociali, ma in direzione di una tematizzazione e di un’analisi dei colloqui registrati al fine di approfondire i mondi vissuti dagli intervistati nel rispetto delle loro logiche argomentative Anche in questo caso è stato possibile individuare quattro categorie di riferimento, definite però non solo in base all’estetizzazione ma anche rispetto a quella della fisicità, ovvero della necessità/volontà degli individui di instaurare un rapporto fisico con il proprio iPod. Questa dimensione comportamentale i può facilmente esplicare grazie all’abitudine dichiarata da diversi individui di impiegare una cura maniacale nel disporre il cavo delle cuffiette oppure di portare il proprio iPod in mano anche quando non ci sarebbe alcuna necessità di gestire le tracce musicali.

Per osservare con chiarezza i risultati ottenuti dalla seguente ricerca, sarebbe logico proporre un confronto tra le due tassonomie indicate, almeno per giungere ad una possibile sintesi interpretativa. È giusto rilevare però che l’intera analisi è risultata decisamente articolata, almeno per quanto concerne gli elementi strutturali alla base della costruzione delle tipologie, ed attuare una semplice sovrapposizione tra le categorie rappresenterebbe sicuramente un errore. Piuttosto è possibile individuare le caratteristiche in comune, gli elementi che ci potrebbero permettere di creare una prima relazione tra le suddette macrocategorie di utenti. L’elemento interpretativo che deve essere seguito in questo tentativo di elaborazione è per l’appunto l’incrociarsi di due dimensioni comportamentali estremamente diverse come quella della (in parte) confermata estetizzazione e dell’inaspettata fisicità. Come si può facilmente intuire dal grafico, le nuove sottocategorie sono quelle dei sensibili celati e dei sensibili propositivi, che stanno ad indicare le due categorie di fruitori fisici individuate; rispettivamente coloro che per ritenersi soddisfatti del proprio rapporto con l’artefatto tecnologico giocano con l’articolazione delle cuffiette, sia indossate che non, e con lo stesso lettore mp3.
Conformisti (Ortodossi) | Concettuali (Ortodossi) | ||||
iPod | Nascosto | Nascosto | |||
Colore | Nascosto | Nascosto | |||
Cuffie | Indossate regolarmente | Indossate regolarmente | |||
Accessori | Nessuno o non visibile | Nessuno o non visibile | |||
Abbinamento | Assente | Assente | |||
Estetica | Non considerata | Considerata | |||
Sensibili (Celati) | Sensibili (Propositivi) | FanEstetici | |||
iPod | Non visibile | Visibile | Visibile | ||
Colore | Non visibile | Visibile | Visibile | ||
Cuffie | Relazione con abiti | Indossate regolarmente | Indossate regolarmente | ||
Accessori | Non visibili | Visibili | Visibile | ||
Abbinamento | Assente | Assente | Presente | ||
Estetica | Non considerata | Non considerata | Considerata | ||
Estetizzazione e desiderio di fisicità, vale a dire interpretazione e rielaborazione di significati simbolici che, per quanto possano essere costantemente e banalmente sotto gli occhi di tutti, riservano ancora degli interrogativi. Questa ricerca si propone come un lavoro esplorativo, teso per l’appunto a esplorare un argomento ancora poco indagato, e nelle sue possibilità non rientra quella di rilevare eventuali rapporti di causa effetto tra diverse variabili. Piuttosto può – e soprattutto deve – aprire nuove strade di ricerca, proporre nuovi interrogativi. Dalle interviste svolte si comprende che l’estetizzazione del supporto iPod non conferma le iniziali aspettative, soprattutto se consideriamo che in molti casi le risposte registrate indicano un consistente disinteresse a proposito del contributo estetico del lettore mp3 in questione:
“Mah, diciamo (.) no, non reputo che l’iPod possa, diciamo, costruire il tuo look, non è (.) [no, non diciamo costruire, diciamo contribuire alla costruzione] non, ti dico la verità, non (::) trovo che contribuisca alla alla mia estetica, va, non trovo che (.) un un accessorio che dico “ok OGGI anche se non mi va di portare l’iPod, di sentire la musica me lo metto perché mi dipinge diversamente”. (Caso VI)
“Ho preso l’iPod unicamente perché piaceva a me e non, non lo so, per metterlo semmai in bella mostra quando esco (…) quindi non mi sembra che abbia utilità in questo senso, anzi lo tengo appunto in tasca e neanche si vedrebbe .” (Caso VII)
“No (..) no (…) ((lunga pausa riflessiva)) più che altro, ti dico, sono rimasto sempre colpito dall’eleganza, dall’estetica dell’iPod però non sto ad inserirlo nell’estetica del, cioè, nel senso, del mio vestiario o dell’oggettistica che indosso, però fa sempre molto chic (Caso VIII)
“Sinceramente, personalmente non ha influenza particolare, anzi, non ha per NULLA influenza sul mio (..) look, cioè ripeto, come ho detto prima non metto la mia cinta o comunque la maglietta in base al colore del mio iPod, così come non lo mostro per farlo vedere che io ho l'iPod della Apple mentre qualcun altro non ce l'ha.” (Caso IX)
D’altro canto, come indicato in precedenza, le interviste hanno dato modo di individuare la dimensione della fisicità, ovvero della necessità/volontà dimostrata da alcuni intervistati di instaurare un rapporto fisico con il proprio lettore mp3. Un rapporto che si manifesta attraverso la meticolosità con la quale alcuni intervistati posizionano il cavo delle cuffiette sul proprio abbigliamento o la tenacia con la quale indicano la loro necessità di sentire sempre il proprio iPod in mano:
“Il modo più (::) semplice è è appunto (:) inserire solamente il cavetto, senza il cavetto delle cuffie, all’interno di una delle due tasche del pantalone che indosso e poi far passare il cavo all’interno della maglietta o camicia che ho e (::) farlo uscire direttamente dal dalla vita per attaccarlo comunque all’iPod e (::) come se non ce l’avessi addosso. E quella è l’usabilità (..) l’usabilità dell’iPod è quella che lo contraddistingue rispetto agli altro °secondo me°.” (Caso V)
“Premetto, penso che l’iPod sia (.) attualmente (.) uno status symbol. Avere l’iPod è (::) avere l’iPod è avere L’IPOD, avere un altro lettore mp3 è avere un altro lettore mp3. Secondo me c’è una sostanziale differenza (.) che l’iPod è uno status symbol è il lettore mp3 per eccellenza, è quello che i ragazzi voglionoLo indosso, si, mi piace tenerlo sicuramente in tasca, non mi piace (.) il filino delle cuffiette lo metto sempre all’interno del mio abbigliamento, cioè lo passo sotto al maglione, lo faccio uscire sotto la gola e le porto alle orecchie. In questo periodo che fa un po’ più freddo uso il cappello e magliette con il cappuccio e (::) mi piace portare il cappuccio (.) e nascondo tutto sotto il cappuccio (…) vabbè spesso lo tiro fuori perché (:) passo ad un’altra canzone [vabbè, solo per manovrarlo] assolutamente si.” (Caso VI)
I dati disponibili non danno la possibilità di interpretare ulteriormente questi atteggiamenti, e soprattutto non permettono di comprendere se sono un’esclusiva dell’iPod o se sono ampliabili all’intero spettro dei lettori mp3, ma probabilmente aprono una nuova riflessione – sicuramente da ampliare – sulle possibili soluzioni a cui giungono gli individui nel loro percorso di domestication della tecnologia.

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